Mar 17 2009
17 DICEMBRE 2006: I bambini seguono Boniface
I bambini seguono Boniface sulla strada che porta a Ndugu Mdogo.
Come un pifferaio magico li accompagna, dopo averli incontrati sulle strade di Nairobi, tra i rifiuti del Keniatta Market, dopo averli invitati a mangiare con lui per la prima volta e averli convinti con la sua presenza quotidiana e la sua dolcezza che poteva esistere un mondo di adulti in cui credere.
E’ passato più di un anno dal loro primo incontro.
Boniface li conosce uno per uno, ma è sempre vicino al bambino che parla meno: come un cacciatore cerca le ragioni del suo silenzio. Ogni bambino sa che Boniface lo ascolterà.
Sono dietro di lui, oggi, verso Ndugu Mdogo.
Sono sicuri mentre camminano. Nessuno li ha obbligati a lasciare la strada. Arrivano fieri sulla porta della nuova casa e interrompono per un istante il loro continuo movimento.
Basta uno sguardo di Boniface e si mettono in fila, naturalmente, mentre padre Kizito li accoglie, davanti all’entrata principale, e regala a ciascuno una maglietta con la scritta “Ndugu Mdogo. We belong to each other”.
E poi tutti ancora dietro a Boniface, su per le scale, saltando, incrociando l’abbraccio di Gian Marco Elia e di altri amici. Di corsa, per vedere tutta la casa in un battibaleno.
Si separano, si riuniscono, come un branco di pesci marini colorati che inseguono le correnti.
Questi movimenti sono la cosa più bella, in un giorno in cui c’è anche tutto il resto: il sole, la campagna, le colline di Ngong, i sorrisi degli amici.
Ma più di tutto la magia di questi bambini, che da più di un anno, grazie al lavoro di Boniface, Jack, Robert, Tiberius, Benson - gli altri educatori - hanno ricominciato a studiare, a mangiare, a parlare.
Ci sono anche quattro bambini più grandi che vengono dal Keniatta Market: hanno ancora i segni della strada, lo sguardo fisso della colla, ma anche loro si uniscono al movimento magico degli altri, come se avessero capito la musica e l’avessero scelta.
I bambini sono tutti nella casa e l’hanno occupata naturalmente.
Padre Kizito con una semplicità infinita li divide in tre gruppi e li affida alle tre famiglie che li accoglieranno insieme ai propri figli.
Non litigano per la scelta della famiglia, della stanza o del letto: i bambini di Ndugu Mdogo non chiedono niente.
Cercano soltanto, appena possono, di riunirsi tutti insieme, e di riprendere a ridere, a rincorrersi, a cadere e a rialzarsi.
Così mi accorgo che sto assistendo a qualcosa di più di un’inaugurazione di una nuova casa. Mi accorgo in un istante che sto ascoltando una musica che viene da lontano e aspettava di arrivare fin qui.
E allora li inseguo anch’io, mi butto nel loro movimento e comprendo cose che non avevo mai capito, quasi impossibili da raccontare. E capisco fino in fondo la ragione del lavoro di padre Kizito, di Amani, di tutte le persone coinvolte nei diversi progetti.
Prendo al volo il piccolo Dunkan che si arrampica sulle mie spalle, mentre Dunkan più grande mi sussurra nell’orecchio qualcosa che non capisco, ma è una frase meravigliosa. La sua voce piena di dolcezza si unisce alla notte che sta arrivando.
La musica piano piano diventa più lenta, Boniface saluta i bambini che ora si preparano per la cena. Si cucina un pollo buonissimo che i bambini mi offrono subito, ancora prima di assaggiarlo.
Guardare questa casa di sera, piena di vita, con le luci accese, è una delle felicità più grandi che abbia mai provato. Fabio Ilacqua e Roberto Pelitti stanno filmando i bambini che dormiranno qui per la prima volta.
Entriamo in una delle stanze e troviamo Yo-yo, il più piccolo di tutti, che non ha mai dormito in un letto. Sorridendo ci guarda e ci dice: “stanotte dormirò come un bambino”.
(da www.amaniforafrica.org)
