Tag: — franz @ 9:42
YAOUNDÈ - Al terzo giorno del suo viaggio Benedetto XVI entra nel vivo dei problemi del Continente. “Figli e figlie d’Africa - proclama ai fedeli nello stadio gremito della capitale del Camerun - non abbiate paura di credere, di sperare, di amare”. La grande messa segna simbolicamente l’avvio del Sinodo dei vescovi africani, che in autunno affronterà i mali del continente e il ruolo della Chiesa. Il documento preparatorio in copertina rossa, che Ratzinger consegna ai presidenti delle conferenze episcopali di tutta l’Africa, mette sul tavolo le questioni geopolitiche, economiche e sociali. L’Africa sub-sahariana affronta una crisi alimentare ed energetica devastante. Tranne il Sudafrica, non gioca un ruolo nei consessi internazionali finanziari dove si decide il suo destino.
“Le multinazionali - è detto nel documento con l’imprimatur del Vaticano - continuano a invadere gradualmente il continente per appropriarsi delle risorse naturali. Schiacciano le compagnie locali, acquistano migliaia di ettari espropriando le popolazioni dalle loro terre con la complicità dei dirigenti africani”. Senza terra, senza acqua, senza energia, senza crediti i piccoli coltivatori sono ridotti in miseria, mentre l’introduzione degli organismi geneticamente modificati, “che pretende di assicurare la sicurezza alimentare”, finisce per sopprimere le semine tradizionali rendendo i contadini dipendenti dalle società produttrici di Ogm. Intanto i paesi del mondo sviluppato fanno “lauti guadagni” attraverso la vendita delle armi.
Vai all’articolo di Marco Politi
Tag: — topo @ 12:46
La visita che abbiamo fatto a Korogocho mi ha lasciato dentro un’inquietudine. Dopo due mesi e passa non mi sento tranquillo.
Continua”Il tarlo”
Tag: — del.daniele @ 11:05
Avrebbe potuto essere una modella. Ma ha scelto di formare una famiglia particolare, “estesa” all’africana, trasfigurata dalla visione cristiana.
Jane era una ragazza keniana dolce e bella. Così bella che anche le altre donne lo riconoscevano; non era raro sentire le persone che visitavano la nostra comunità dire: “Jane ha la bellezza e il portamento di una principessa. Perché non fa la modella?”.
Ma a Jane non interessava fare la modella. Quando, nel 1998, a Nairobi abbiamo cominciato come comunità a pensare a una casa dove ospitare le ex bambine di strada, Jane e il marito Mike, che già avevano una loro figlia di pochi mesi, sono stati i primi ad offrirsi ad adottarle.
Jane, che aveva fatto una scuola per segretaria, per prepararsi al nuovo impegno fece per alcuni mesi la volontaria a Rescue Dada, l’associazione della diocesi di Nairobi che si impegna nella riabilitazione delle prostitute e delle loro figlie. Continua”“Principessa Jane” di Renato Kizito Sesana”
Tag: — del.daniele @ 10:54
I bambini seguono Boniface sulla strada che porta a Ndugu Mdogo.
Come un pifferaio magico li accompagna, dopo averli incontrati sulle strade di Nairobi, tra i rifiuti del Keniatta Market, dopo averli invitati a mangiare con lui per la prima volta e averli convinti con la sua presenza quotidiana e la sua dolcezza che poteva esistere un mondo di adulti in cui credere.
E’ passato più di un anno dal loro primo incontro.
Boniface li conosce uno per uno, ma è sempre vicino al bambino che parla meno: come un cacciatore cerca le ragioni del suo silenzio. Ogni bambino sa che Boniface lo ascolterà.
Sono dietro di lui, oggi, verso Ndugu Mdogo.
Sono sicuri mentre camminano. Nessuno li ha obbligati a lasciare la strada. Arrivano fieri sulla porta della nuova casa e interrompono per un istante il loro continuo movimento.
Basta uno sguardo di Boniface e si mettono in fila, naturalmente, mentre padre Kizito li accoglie, davanti all’entrata principale, e regala a ciascuno una maglietta con la scritta “Ndugu Mdogo. We belong to each other”. Continua”17 DICEMBRE 2006: I bambini seguono Boniface”
Tag: — cas.maurizio @ 9:02
Shiru raccolse le ultime forze che le rimanevano e riprese a camminare. Non conosceva bene quella zona di Kibera, ma sapeva che, da qualche parte, c’era un grande mucchio di spazzatura. Lì avrebbe potuto rifugiarsi per passare la notte tranquilla. Ormai era buio da qualche ora; faceva freddo e scendeva una pioggerellina leggera ma insistente. Il vento si infilava gelido sin dentro le ossa. La stradina, ripida e fangosa, si intrufolava tra due file di baracche di legno e lamiera; era così stretta e sconnessa che a volte, anche lei, per quanto piccola e minuta, faceva fatica a passare. Le porte delle baracche erano chiuse e la gente dormiva da un pezzo. Shiru sapeva che se avesse cercato di rifugiarsi sotto una tettoia, in un angolino riparato, gli abitanti avrebbero subito sospettato che volesse derubarli. E avrebbero scatenato una caccia all’uomo contro di lei. «Neppure i topi vengono trattati così», pensò Shiru. Sentiva che lei valeva meno di un animale. Era solo una bambina di strada che non valeva niente, che non era nessuno. Una bambina che molto tempo prima era scappata da una mamma, capace solo mendicare e ubriacarsi. Quella sera, si era beccata una bastonata alla gamba sinistra e ogni passo era una pena. Di tanto in tanto, senza fare rumore, per non farsi scoprire, si appoggiava alla parete di una baracca, aspettando che il dolore passasse. Ma il dolore più forte era alla testa, che sanguinava. L’avevano sorpresa con altre amiche, mentre cercavano di rubare da una bancarella sulla Ngong Road. Erano tutti bambini e bambine di strada come lei, dai dieci ai quattordici anni, spinti dalla fame e dalla disperazione. Speravano di trovare un po’ di pane e salsicce, ma il proprietario, che dormiva sul retro, le aveva scoperte e si era scagliato su di loro come una furia. Con un bastone li aveva picchiate senza pietà. I più veloci erano scappati in tutte le direzioni, ma lei e Shiko’ erano troppo impegnate a riempirsi la bocca col pane secco trovato su uno scaffale, che si erano fatte prendere. Nella fuga, Shiru e Shikò si erano perse di vista.
Dov’era, dunque, quel Dio buono e padre di tutti, di cui ogni tanto parlava suor Elisa, dopo aver distribuito un po’ di pane e latte al loro gruppo di bambine?
Continua”L’ultimo pensiero di Shiru”
Tag: — cas.maurizio @ 8:48
Tag: — cav.francesco @ 14:56
Kenya, Nairobi, Periferia, Dagoretti Corner. Da qui prende le mosse Invisible Cities, un progetto italiano di cooperazione promosso dal Consorzio di Solidarietà di Trieste, che si propone di indagare gli effetti di una crescita urbana senza vero sviluppo. Una realtà dove migliaia di uomini, donne e bambini vivono nelle più assolute condizioni di indigenza, dimenticati da tutti, dallo Stato e dalle altre comunità urbane.
L’articolo di Panorama … 
Tag: — ger.alberto @ 22:46
Natale a Nairobi - Fotoracconto
N.B. Il file è un pò pesante … attendete con pazienza. Alberto
Tag: — fro.barbara @ 22:29
Voglio semplicemente farvi partecipi di ciò che abbiamo fatto, tutti e 5 noi, domenica scorsa: ci è stato chiesto, da don Tarcisio nostro parroco, di raccontare il nostro viaggio nella “giornata comunitaria” della nostra parrocchia e noi così abbiamo fatto. E’ stato proprio un bel momento: Elisa Noemi e Gianmarco hanno iniziato parlando della storia di Shikò soprattutto Elisa, che è riuscita a fare una sintesi profonda e completa della vita travagliata e sofferta di questa bimba di strada, senza lasciarsi intimorire dalle tante persone che erano presenti. Poi abbiamo fatto vedere alcuni pezzi di diversi video, che rendono molto l’idea delle condizioni della strada e di chi ci vive dentro, immagini forti,che ti lasciano anche scioccato e senza parole e abbiamo cominciato a spiegare cosa succede là, quando si inizia a lavorare per il recupero dei bimbi: io ho raccontato in particolar modo del lavoro dei “drop in”, di come si svolge, dei vari momenti che formano tutto il cammino “dalla strada ai centri”, dove noi abbiamo vissuto per un po’. Ho parlato di Jeck, di quello che fa, di quello che gli ho visto fare con i ragazzi alla Paolo’s Home e , mentre parlavo, si susseguivano le foto del viaggio: tanti piccoli flash di tutte le esperienze vissute. Francesco ha fatto una crono- storia dall’intuizione iniziale, alla realizzazione finale del viaggio e ha spiegato come sono organizzate le varie realtà nate nella comunità di Koinonia, da chi sono coordinate e come riescono ad andare avanti. E’ stato proprio molto bello ed è stato come essere di nuovo là; mentre si parlava e ci si lasciava prendere dal coinvolgimento delle parole , ci si rendeva conto, almeno per me è stato così, di come è ancora viva tutta l’esperienza e ciò che aumenta la bellezza di quest’ultima, è proprio la possibilità di poterla trasmettere agli altri. Ho percepito interesse,ascolto, curiosità dal gruppo di persone che partecipavano all’incontro e sono rimasta sorpresa dai miei figli perchè hanno trasmesso passione, emozione e profondità con la semplicità e unicità delle loro parole. Ciao ciao Barbara Checco Elisa Noemi Gianmarco.